In questi giorni stanno arrivando alle parrocchie gli stendardi predisposti dal servizio nazionale di pastorale giovanile, per dare un segno della GMG. Attorno a questi stendardi si è accesa una polemica che reputiamo interessante, perché riguarda il tema importante degli armamenti, e, se si vuole, c'é di mezzo anche la questione "sponsorizzare un evento ecclesiale?". Riportiamo qui i comunicati delle due "parti" in gioco. Ognuno può riflettere e dare le sue valutazioni. E' importante comunque che le nostre comunità sappiano che centinaia di nostri giovani partecipano a questo momento ecclesiale; è importante che vi siano segni visibili e limpidi di questa occasione che ci è stata data da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
LA LETTERA CHE HA DATO VITA ALLA POLEMICA
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Sta per arrivare in questi giorni a tutte le parrocchie italiane, un drappo-striscione (mt 1,90 x 0,70) del servizio nazionale per la pastorale giovanile della CEI, che annuncia la Giornata Mondiale della Gioventù nel mese di agosto a Colonia. La richiesta è che venga esposto all'interno o all'esterno della chiesa, comunque in luogo visibile e frequentato anche per la preghiera o per incontri vari.
Non possiamo nascondere lo stupore nel vedere campeggiare, su questo striscione, la scritta BANCA di ROMA, che, insieme a TIM e altre ditte vengono ringraziate come sponsor dell'iniziativa. Ce n'era proprio bisogno? Riteniamo innanzitutto discutibile e contrario alla testimonianza cristiana il dover esporre in Chiesa (e per due mesi!) striscioni con pubblicità varie.
Ma ancora più interrogativi pone il fatto che la banca in questione è quella maggiormente coinvolta nel commercio di armi. Come risulta, infatti, dalla Relazione che la Presidenza del Consiglio è tenuta ad inviare annualmente al Parlamento, Banca di Roma ha fornito nel 2004 i propri servizi per l'esportazione di armi dall'Italia per oltre 395 milioni di euro ricoprendo oltre il 30% delle transazioni e accrescendo la propria attività nel settore rispetto al 2003, anno nel quale aveva svolto operazioni per oltre 224 milioni di euro. Tra i destinatari di armi italiane alla cui esportazione Banca di Roma ha prestato i propri servizi, ricavando per questi "compensi di intermediazione", compaiono Paesi verso i quali è in vigore l'embargo di armi da parte dell'Unione europea come la Cina; Paesi altamente indebitati che destinano ampie risorse alle spese militari come India, Pakistan, Filippine, Cile e Messico; Paesi dove le organizzazioni internazionali rilevano reiterate violazioni dei diritti umani (torture, detenzioni arbitrarie di prigionieri, limitazioni alle libertà sociali) come Egitto, Turchia, Malesia e Paesi in conflitto o in zone di tensione come Israele e Taiwan.
Il documento "La Santa Sede e il disarmo generale" del 3 giugno 1976 afferma che "La corsa agli armamenti, anche quando è dettata da una preoccupazione di legittima difesa (...) costituisce in realtà un furto, perchè i capitali astronomici destinati alla fabbricazione e alle scorte delle armi costituiscono una vera distorsione dei fondi da parte dei gerenti delle grandi nazioni o dei blocchi meglio favoriti. La contraddizione manifesta tra lo spreco della sovrapproduzione delle attrezzature militari e la somma dei bisogni vitali non soddisfatti (paesi in via di sviluppo; emarginati e poveri delle società abbienti) costituisce già un'aggressione verso quelli che ne sono vittime. Aggressione che si fa crimine: gli armamenti, anche se non messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire di fame".
Da cinque anni le riviste Mosaico di Pace, Missione di Oggi e Nigrizia hanno promosso una Campagna di pressione verso le banche che prestano i propri servizi per il commercio di armi. Molti risparmiatori hanno scritto alle proprie banche e, in risposta, diversi e importanti Istituti bancari hanno via via assunto l'impegno di non fornire, totalmente o in buona parte, servizi d'appoggio al commercio di armi. Banca di Roma e il Gruppo Capitalia non ha finora ritenuto di rispondere ai numerosi correntisti che le hanno chiesto in merito alla questione se non che la Banca "non finanzia armamenti offensivi", come anche riferiva l'amministratore delegato Matteo Arpe il 10 settembre dello scorso anno.
Ci chiediamo, perciò, quali siano i motivi per fare una così grande pubblicità alla banca sopra citata. Crediamo che sia il momento di riflettere sui costi necessari per sostenere alcune iniziative, ispirate al criterio della sobrietà. Cogliamo questa occasione per invitare tutti - diocesi, parrocchie, istituti religiosi e missionari, associazioni, movimenti, suore, sacerdoti, laici... - a scegliere con maggior oculatezza la banca presso cui depositare i risparmi o alle quali chiedere contributi per finanziare le diverse iniziative.
Papa Giovanni Paolo II rivolgendosi ai giovani, sentinelle del mattino, convenuti a Tor Vergata nell'agosto del 2000 ha detto :"Voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno.. "
Nel lanciare la campagna, in occasione dell'anno giubilare le tre riviste promotrici scrivevano: "Spesso le banche si rivolgono alle parrocchie offrendo condizioni particolarmente favorevoli. Crediamo sia moralmente doveroso chiederci come e dove investono questi istituti bancari. Se è vero che il sistema economico, le ´strutture di peccato' si basano sul consenso dei singoli, è importante riscoprire quindi le responsabilità che ognuno ha nell'appoggiare più o meno esplicitamente tale sistema".
Come promotori della campagna di pressione alle banche che appoggiano il commercio delle armi, le cosiddette "banche armate", ci impegniamo a continuare ad informare attraverso le nostre riviste e il sito internet www.banchearmate.it e siamo disponibili ad una riflessione seria, pacata e approfondita con Diocesi, parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti su questi temi che riguardano non solo i nostri stili di vita ma la stessa nostra testimonianza cristiana.
Roma, 16 giugno 2005
Mosaico di pace
Missione Oggi
Nigrizia
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LA RISPOSTA
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Carissimo/a, porto a tua conoscenza il testo dell'informazione diffusa dal Comitato Italiano per il Sostegno Economico alla GMG in merito alla polemica riguardante il marchio di Capitalia-Banca di Roma sugli stendardi inviati nelle parrocchie. Come potrai leggere, il coinvolgimento del gruppo bancario nel settore bellico è qualitativamente assai circoscritto; d'altra parte lo stesso gruppo destina fondi rilevanti nel sostegno a progetti del mondo missionario (oltre 300 interventi nell'ultimo anno) e ad iniziative a rilevanza etica e sociale (come la GMG). Sono a tua disposizione per ulteriori chiarimenti ed anche per un sereno scambio di opinioni. Un caro saluto don Paolo Giulietti In relazione all'e-mail del 16 giugno 2005 fatta circolare dalle riviste "Missione Oggi", Mosaico di pace", e "Nigrizia", il presidente del Comitato Italiano per il Sostegno Economico alla GMG, dott. Marcello Bedeschi, si sente in dovere di far presente quanto segue:
Con grande rammarico constatiamo che vengono fatte circolare informazioni non adeguatamente ponderate e verificate, che rischiano di alimentare un’inutile polemica, specie quando si lanciano gravi accuse come quelle contenute nel comunicato diffuso dalle riviste "Missione Oggi", Mosaico di pace", e "Nigrizia" in data 16 giugno u. s. Ogni azione di ricerca fondi e contributi che il nostro Comitato ha svolto è stata sempre improntata alla massima trasparenza e rivolta a quelle Aziende ed Istituti che, nel caso specifico, applicano le direttive della Legge 185 del 9 Luglio 1990 concernente le autorizzazioni in materia di industria pesante. Dopo attente verifiche, risulta che il gruppo Capitalia (di cui fanno parte Banca di Roma, Banca di Sicilia e Bipop-Carire), costituito nel settembre del 2002, in data 17 luglio 2004 ha emanato una direttiva aziendale (la n. 21/2004), che stabilisce parametri più rigidi di quelli indicati dalla sopra citata legge. Pertanto il Gruppo Capitalia, con la suddetta direttiva ha deciso di abbandonare drasticamente settori di intervento che erano stati seguiti nella fase di autonomia del vecchio assetto bancario, ed ha stabilito di “adottare nuovi e stringenti criteri di autolimitazione” negli investimenti rivolti all’industria pesante, orientandoli invece su settori di solidarietà e di promozione allo sviluppo. Del resto, se si fosse prestata più attenzione da parte delle suddette riviste, si sarebbe rilevato che in data 30 aprile 2005 sul quotidiano Il Sole 24 Ore, sul quotidiano Avvenire e sul Manifesto sono apparse lettere del Gruppo Capitalia, le quali indicavano in maniera molto precisa e corretta la propria posizione sull’argomento in questione. Infine si ribadisce il dispiacere per un’azione denigratoria che colpisce il nostro operato, che genera confusione e crea disagio nella comunità ecclesiale e che è da considerarsi impropria nei confronti di un Istituto cui moltissimi missionari si rivolgono per sostenere le proprie meritevoli iniziative e che in questo caso ha offerto la propria collaborazione in appoggio alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù.